Pensieri sparsi

Ricordami vivendo

Nel cielo grigio un groviglio di pensieri
Altalenanti come l’ardire del dovere.
La goccia fugge sul vetro opaco
Il passero si allontana volteggiando.
Sulle labbra sue, sottili, un brivido di paura
Trafiggeva il cuore lontano.
Era forte, nell’aria l’odio di lui
Quella porta aperta sui fiumi di sentimenti.
Il fremito voluto ed agognato,
Troneggiava, meschino e maledetto.
A questo cuore malandato voglio dire una preghiera
Di Teseo, non v’è traccia
Il mostro in agguato affonda sempre gli artigli
Nelle vittime consenzienti e indifese
Il terrore le avvolge come una coltre
Che, soffocante, pian piano le distrugge.

La filastrocca del ragnetto zoppetto

C’era una volta, tanti, ma tanti anni fa
(o forse no, magari mi sbaglio
fra tanti ma tanti anni accadrà
Non vorrei prendere un abbaglio):

Una mamma ragno in dolce attesa era.
Nella sua spelonca, echeggiò una voce alquanto strana
Sonora, e nel contempo incredibilmente austera:
“Uno dei tuoi figli, un grande miracolo farà.” Eppoi si allontana.

“Ma come! Gridò richiamandola, la miserella
tremando come una timida e piccola pecorella,
Chi sono io per meritare cotanto onore?”
“Lo sai bene, lì, in fondo, in fondo al cuore.”

Com’era venuta la squillante voce andò via
Lasciando la poverina, attonita da questa magia.

I mesi, lunghi, ma lunghi, mai, sembravano scivolare.
Ad ogni ora, la ragnetta aggrovigliava nella sua testolina,
Mille pensieri, paure, speranze come in una colossale fucina
Il turbinìo lasciò spazio ai dolori del parto, eccola ansimare.

Negli spasimi, le urla, le angosce e l’ignoranza totale sul daffare
Ella, si disperava di non avere nessuno che la venisse ad aiutare.

La vicina, allertata dalle grida sonore della miserella
Al suo cospetto, si precipitò, a darle man forte per dare alla luce
I suoi ragnetti. Ella li guardò ad uno ad uno e perse la favella
Dopo un momento, disse alla partoriente con uno sguardo truce

“Che cosa è, ‘sto piccolo, colle zampe di sghimbescio?
Lasciarlo vivere è una vergogna, vuoi che io lo schiacci?”
Chiese alla mamma che gridò: “Ohi noi meschini e poracci!
Se lo scopre la polizia altroché manrovescio!”

La vicina se ne andò, indispettita e alquanto arrabbiata
lasciando la puerpera, sola, dolente e desolata.

Nel frattempo, il ragnetto sbilenco, quatto quatto, alla madre si avvicinò
girando come una trottola che lentamente ruota su sé stessa
sorridendo alla sua mammina, che a dir il vero, era un po’ depressa,
Con le lacrime sgorganti dagli occhi, il viso smunto, la testa abbassò.

“Come affronteremo il giudizio, i commenti malvagi dei vicini?
E questo piccolo mio, cosa diventerà? Sola soletta, non ho affini.”

“Non temere, sarò forte come il Davide contro Golia!”
Disse, strusciandosi alla madre, una tenera vocina.
“Sbalordirò tutti, vedrai, e i commenti, cosa vuoi che sia
Disse sorridente, fiducioso, con quell’aria sua birichina.

Il tempo passò, la gente malvagia dai giudizi cattivi, cattivi
tormentò l’esserino con gesti molto spesso aggressivi.
Il ragnetto però, mai eppoi mai, si perse d’animo
Crebbe, intelligente, astuto e soprattutto magnanimo.

Vuolsì così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.
Un concorso di ragnatele fu imbandito per i ragnetti recentemente nati
Il banditore, scelto fra i più bravi, si affrettò a raccogliere tutti i dati
Vennero in tanti, da destra e manca, già preparati e fatti accomodare.

Il nostro ragnetto, ruotando ruotando, guardandosi intorno, sul palcoscenico salì
Gli altri a ridere del poveretto, chiesero perché sua madre non abortì.

La gara infine cominciò, tutti in lizza scalpitavano i partecipanti
A produrre la più bella ragnatela, mai vista in tutto il mondo,
Iniziarono a filare veloci, con destrezza, le tele, ma arroganti.
Schernivano il ragnetto che con quelle zampine tesseva a tutto tondo.

Miracolosamente, fu il primo ad esibire un magnifico capolavoro
Tutti si voltarono, allibiti, imbarazzati, eppure dovettero ammettere
Che lo storpietto, di cui si erano fatti beffe, era più bravo di loro
In ogni caso, la vittoria del ragnetto li fece ben riflettere.

È così che spesso ci si burla dei miserelli, degli anatroccoli e dei deformi
che finalmente brillanti sono, con particolari però non del tutto conformi
alle mode e ai canoni di una società molto spesso intollerante
Verso i più deboli, i diversi. Questa è la realtà, sicuramente poco rassicurante.

Se


Se la poesia fosse la risorsa
Quando il mondo è alla deriva,
Le parole, risorte, alla riscossa
Troverebbero la loro riva.

Se l’amore fosse vero, accorto
Quando il mondo è di mendaci,
I sentimenti giunti al loro porto
Diventerebbero più audaci.

Se questa fosse la sola nostra arma
Quando infuria ancora la guerra,
Poesia e Amore, uniti nella fiamma,
Potrebbero redimere la terra.